
La Danza |
|
|
|
|
…LA DANZA… Il ritmo della musica ti scivola dentro e lentamente il tuo corpo inizia a muoversi…è possibile percepire una sensazione nuova, ma così forte che immediatamente ti rendi conto di quanto sia importante per te… Ballare…ballare…niente di più speciale…
Enzo Conte - Reportage Venezuela 2006 Era la terza volta che tornavo in Venezuela. La prima era stata nel 1988, la seconda nel 1993. Erano in pratica 13 anni che mancavo e morivo dalla curiosità di vedere che cosa nel frattempo era successo. Il Venezuela è sempre stato un paese ad alta connotazione salsera e mi chiedevo se anche lì la salsa stesse in qualche maniera soccombendo davanti alle nuove tendenze musicali: in particolare il reggaetton. Appena arrivato a Caracas mi hanno subito colpito alcuni striscioni che, annunciando alcuni concerti, parlavano di "Resistencia salsera". Ebbene sì, la buona notizia è che in Venezuela: "la salsa resiste". Caracas continua ad essere una città profondamente salsera. Forse continua ad esserlo proprio perché ha una anima estremamente popolare e perché questo popolo si è perfettamente identificato con la salsa e la cultura che essa esprime. Ovunque vai è un tripudio di salsa. Note musicali che escono dalle varie bancarelle che ormai riempiono qualsiasi angolo della città. Incredibile poi è la vita notturna di questa immensa città (si parla di 5 milioni di abitanti) che la notte continua a celebrare (incurante dei dispiaceri quotidiani) le gioie della vita proprio a ritmo di salsa. Tra i locali più in voga ricordiamo "El manì es asì," (il mio preferito) "La Triana Tropical", "Latino's" e soprattutto "El Sarao", che tra questi locali è il più grande ed è anche l'unico ad essere aperto sette giorni su sette fino alle 6 della mattina. In questi locali c'è sempre musica dal vivo e la programmazione musicale è interamente dedicata alla salsa del passato. Unica eccezione: Mark Anthony. In questi locali si continua a ballare esattamente come 13 anni fa, come se il tempo non fosse mai passato. Ovvero in maniera molto romantica con l'utilizzo di pochissime figure in un duetto amoroso con la propria o il proprio partner. In realtà ho potuto constatare che nel frattempo a Caracas sono sorte moltissime scuole di ballo, dove si insegna sia casino cubano che salsa portoricana o in chiave NY o LA style. Queste scuole sono frequentate soprattutto dai giovani, ma raramente vedi questi ragazzi frequentare i locali che ho citato. Sono per lo più persone che fanno parte di qualche gruppo di ballo e che di tanto in tanto si organizzano le loro feste private. Ho avuto la fortuna di assistere a un Festival che si è tenuto al Teatro de los Artistas, dove si sono esibiti almeno 30 gruppi venezuelani. Tutti molto bravi... ma nessuno ballava alla tipica maniera venezuelana. Questo a dimostrazione di come spesso i giovani siano molto attratti da tutte quelle espressioni che vengono dall'estero. In ogni caso la salsa resiste anche tra i giovani e questo è un bene. Il reggaetton è molto popolare ma a differenza di quello che succede sia a Cuba che a Puerto Rico non è in cima delle preferenze del pubblico giovanile. E' guardato con simpatia ma senza particolari fanatismi. Mi ha colpito invece molto il fatto che il merengue non sia più di moda (13 anni fa era popolarissimo da queste parti il techno-merengue. Ricordate: "El Tiburon"?) mentre non si sente assolutamente la bachata. D'altra parte una motivazione c'è. Che senso avrebbe appiccicarsi con la bachata quando già si balla appiccicati con la salsa? Bellissimo è stato il concerto a cui ho assistito nel Poliedro di Caracas (il loro palazzetto dello sport). Davanti ad una sterminata platea si sono esibiti in una grande kermesse musicale: La Sonora Ponceña, Tony Vega, Los Hermanos Lebron, Jimmy Bosch, Pedro Brull, Moncho Rivera, José Mangual jr. Il pubblico venezuelano è particolarmente caloroso e cantava in coro tutte le canzoni che i vari artisti eseguivano. Davvero emozionante!!! Per quanto riguarda l'aspetto sociale devo dire che la situazione non è così grave come qualcuno vorrebbe descrivere. Certo, Caracas è una città caliente" e bisogna sempre tenere gli occhi ben aperti (un po' però come succede in molte parti del mondo) ma non è assolutamente una città sull'orlo della guerra civile. Anzi ho potuto constatare che molte persone appoggiano la politica di Chavez, che quasi sicuramente sarà rieletto alle prossime elezioni presidenziali. Il mio viaggio è proseguito poi verso l'Oriente del Venezuela. Con un autobus di linea sono arrivato, lambendo la costa, fino a Puerto La Cruz e successivamente a Cumanà (da visitare soprattutto la bellissima Playa Colorada) Da lì ho poi preso il ferry boat e sono andato all'Isla Margarita, dove ho trovato un locale molto carino il "Bongo Beach" anch'esso con musica dl vivo. E' giusto però segnalare che sia Puerto La Cruz che Margarita non hanno la stessa anima salsera di Caracas. La mia impressione è che a Caracas succede lo stesso fenomeno che succede a Cali, in Colombia. Ovvero sono città che hanno adottato la salsa e ne hanno fatto una propria bandiera. Ed ecco perché, a differenza di altri popoli dove il conflitto generazionale è più evidente, la difendono con passione... Sei mai stato in Venezuela? Se sì mi piacerebbe conoscere le tue impressioni un abbraccio Enzo Conte Enzo Conte - Le differenze tra le varie salse Moltissime persone mi scrivono chiedendomi di spiegare in maniera sintetica le differenze musicali tra i vari tipi di salsa. Oggi si sente sempre più spesso parlare di salsa classica, salsa brava, salsa dura, salsa gorda, salsa romantica, salsa erotica, techno-salsa, salsoton e timba, ma la maggior parte dei salseri non conoscono né l'origine, né le caratteristiche principali di queste diverse correnti musicali. Spiegare il tutto in poche righe è estremamente difficile. Per capire l'evoluzione della salsa non è sufficiente un articolo. Si tratta di una storia molto complessa che parte da molto lontano.... Solo un orecchio ben educato potrà riuscire a cogliere nel tempo le differenze esistenti. Differenze in alcuni casi davvero notevoli, in altre sicuramente più sfumate, che meriterebbero un approfondimento maggiore soprattutto se volessimo volgere il nostro sguardo a tutto ciò che è successo negli ultimi cinquant'anni nell'America Latina (latin jazz compreso). In questo articolo, pensato soprattutto per i neofiti, cercherò di delineare alcune di queste caratteristiche. In futuro invece, come promesso, cercherò di fare una breve storia della salsa attraverso i suoi artisti più rappresentativi. La salsa brava. Brava in spagnolo è un sinonimo di cattiva, dura. La salsa come movimento etno-musicale nasce a New York alla fine degli anni '60. Nasce principalmente nello Spanish Harlem, il ghetto dove viveva la maggior parte degli immigrati latini. E' una musica che ha una profonda radice caraibica (in particolare la musica cubana) ma che si caratterizza fin dall'inizio per la sua natura tipicamente urbana. Di quel ghetto ne riproduce infatti le atmosfere attraverso un suono molto aggressivo, sporco, quasi lancinante, caratterizzato da tromboni al limite della stonatura e da un'atmosfera cupa quanto ribelle. Questo tipo di salsa viene anche detto salsa-guaguancò, perché ricorda molto da vicino alcune atmosfere tipiche della rumba cubana. Il guaguancò è infatti una delle varianti della rumba. Il termine guaguancò non deve però portare il neofita a confondere questi due generi musicali, molto diversi tra di loro.. La salsa gorda è invece quella che si produce principalmente a Puerto Rico, (ma anche in Venezuela e Colombia). Gorda vuole dire grassa e quel tipo di salsa dà proprio l'idea di una musica rotonda, sabrosa, sicuramente più cadenzata, ma allo stesso tempo più giocosa, più allegra, con dei testi spesso ironici, ricchi di doppi sensi. Caratteristiche non a caso tipiche, della guaracha (altro genere musicale molto popolare non solo a Cuba e Puerto Rico ma in tutto il Caribe). La salsa conciencia (coscienza) nasce in realtà anch'essa a New York e si caratterizza soprattutto per i suoi testi che sono molto ricchi di contenuti sociali. Tra i suoi esponenti principali troviamo Ruben Blades considerato un po' il Bob Dylan della salsa. La salsa romantica invece nasce negli anni '80. E' una felice fusione tra la salsa e la balada latino-americana. La balada è un genere musicale molto vicino alle nostre canzoni melodiche. Oltre al testo molto romantico anche la musica è più morbida. In questo caso il ritmo lascia più spazio alla melodia. Nella salsa erotica il tutto diventa ancora più esplicito e si fanno dei riferimenti espliciti al sesso. Si parla di lenzuola infuocate, di amplessi, di orgasmi senza fine. La musica è ancora più morbida, la parte ritmica sempre più sfumata e la voce dei cantanti sempre più sussurrata. La techno salsa nasce nel nuovo millennio ed è chiaramente una salsa che si avvale dell'utilizzo massiccio dell'elettronica con suoni campionati, bassi pompati, sintetizzatori e batterie elettroniche che la avvicinano di più al pubblico giovanile. La timba è invece la musica contemporanea cubana. Nasce negli anni '90 e risente dei profondi cambiamenti sociali avvenuti proprio in concomitanza del cosiddetto "periodo especial". Si può considerare una logica evoluzione del songo che a sua volta era una evoluzione del son. Tra i suoi creatori abbiamo José Luis Cortes "El Tosco", ex flautista del gruppo Irakere e attuale leader del gruppo NG la Banda. Ha una filosofia musicale molto diversa dalla salsa, sia a livello di orchestrazioni, suoni, timbri, arrangiamenti e interpretazioni vocali. Tende spesso a mescolare generi musicali diversi, il tutto però attraverso un felice quanto riuscito matrimonio tra modernismo e tradizione. Il salsoton è recentissimo, Nasce a Puerto Rico e tende a mischiare (con risultati spesso discutibili) la salsa con il reggaetton. Una tendenza simile sta nascendo anche a Cuba dove già si sente parlare di timbaton. Per salsa classica si intende tutta la salsa compresa tra gli anni '60 e gli anni '90, ovvero l'epoca dorata di questa espressione musicale così ricca ma allo stesso tempo così controversa. Se hai qualche domanda o dubbio in proposito, mi farà piacere, per quanto mi sarà possibile, soddisfare la tua curiosità. un abbraccio Enzo Conte Enzo Conte - Reportage Puerto Rico 2006 Quest'estate sono ritornato a Puerto Rico con un gruppo di allievi. Di comune accordo abbiamo scelto di andare nell'isla del encanto in un periodo che non coincidesse con il Congresso Mondiale della Salsa. Volevo che quei ragazzi conoscessero la Puerto Rico di tutti i giorni, quella reale e non quella straordinaria (e anche un po' illusoria) dei giorni del Congresso. Per fortuna la compagnia era quella giusta, perché i ragazzi che mi accompagnavano in questa avventura si erano portati dietro due cose molto importanti: una straripante quanto sana allegria, accompagnata da una grande curiosità intellettuale. Insomma questi ragazzi non erano venuti a Puerto Rico alla ricerca di avventure erotiche, di spiagge da sogno o di fantomatiche ubriacature salsere. Volevano al contrario conoscere la vera anima di quell' isola, capire chi era quel popolo, come viveva e perché avesse scelto la salsa come colonna sonora della sua vita. Molti europei vanno a Puerto Rico con l'illusione di trovare una Ibiza caraibica. Dimenticatelo!!! Non troverete mai Ibiza, così come non troverete la situazione italiana amplificata all'ennesima potenza, ne' tanto meno troverete la mitica SALSALANDIA. Troverete al contrario un'isola che ti può deludere profondamente se non sarai capace di andare oltre gli stereotipi o le favole dei media. E' un'isola talvolta difficile da capire ma che ti può dare molto, che ti può insegnare molto, anche dal punto di vista umano, soprattutto perché è genuina nella sua unicità. Così la descrivevo in un mio precedente articolo a lei dedicato: "Non è la classica isola caraibica che teniamo custodita nel nostro immaginario collettivo, ma non è neppure quella colonia americana che qualcuno frettolosamente vorrebbe liquidare. E’ un’isola che ha molte anime, che bisognerebbe conoscere attentamente per riuscire ad apprezzarla nella sua complessità. Ma per capire il suo legame con la salsa non bisognerebbe frequentare i luoghi turistici, bisognerebbe addentrarsi al contrario nella “calle” portoricana. In quella strada, talvolta durissima, dove nasce il vero spirito “cocolo” (plebeo) di questa gente. Gente umile, proletaria che purtroppo (per noi) non si veste con sgargianti camicie a fiori, che non va in giro in bikini mozzafiato o gonnellini di banane e che spesso vive o frequenta posti dove un italiano molte volte non accetterebbe nemmeno di mettere piede. Se vuoi capire la vera anima salsera di questo popolo è però lì che devi andare. Devi ritrovarti in una delle loro tante feste patronali, impregnate dall’odore dei loro fritti preferiti (pinchos, alcapurrias, bacalao), fermarti in piazza a ballare con loro, accompagnato magari dalla voce di un Moncho Rivera (nipote prediletto dello scomparso idolo locale Ismael Rivera), insieme al quale il popolino ripete a memoria le parole di canzoni (per noi sconosciute) che qui hanno contraddistinto un’epoca. E tra quelle bancarelle, nella semplicità delle loro luminarie, nella spontaneità di quei sorrisi che devi cercare, come direbbe il compositore e poeta Tite Curet Alonso, “las caras lindas de mi gente negra” (i visi belli della mia gente negra), ovvero l’anima popolare di questa gente così diversa da noi". Uno dei momenti più emozionanti della nostra vacanza è stato quando siamo stati a trovare la mamma di Papito Jala Jala. E' stato commovente vedere la sua felicità nello scoprire che un gruppo di italiani aveva attraversato l'oceano per rendere omaggio alla mamma di un uomo capace di lasciare un impronta così profonda nel mondo della salsa. "Ragazzi, oggi mi avete dato una grande gioia! E' stato come se mio figlio fosse venuto improvvisamente a trovarmi..." Così ha esclamato donna Lydia quando alla fine ci ha salutati. Indimenticabili sono state poi le serate passate a casa di Janet Orta, preziosa collaboratrice e amica inseparabile del grande Papito. Indimenticabili non solo per le tante cose che ci ha insegnato, quanto per l'atmosfera calorosa che si respirava in quella casa. Una casa che sembrava un porto di mare, ravvivata dalla presenza dei suoi piccoli nipoti che andavano matti per il reggaetton, e da un via vai di personaggi incredibili che passavano incuriositi da quelle parti per vedere all'opera quegli italiani che manifestavano con tanta foga la loro voglia di capire che cosa ci fosse dietro quella musica che tanto aveva stregato i loro cuori. Grazie a Janet abbiamo vissuto anche un'esperienza incredibile: una sera ci ha portati al concerto che il grande Cheo Feliciano ha tenuto nel parco comunale di Carolina (un comune dell'area metropolitana di San Juan). Proprio alla fine, mentre Cheo interpretava il suo cavallo di battaglia "Anacaona" , Janet ci ha invitati a salire sul palco e tutti insieme abbiamo ballato davanti a quel pubblico che ci incitava con passione, orgoglioso nel vedere come la loro musica, la loro cultura fosse così amata da persone che venivano da un paese così lontano. (Papito e Cheo erano grandi amici e qui mi piace ricordare che durante la sua sepoltura, Cheo gli ha dedicato, a cappella, uno dei suoi classici "Los entierros de mi gente pobre") Bellissime sono state poi le serate passate nei locali portoricani. Locali che molto poco hanno a che vedere con le nostre megadiscoteche ma nei quali si respira un'atmosfera davvero indescrivibile (che, vista con occhi diversi, è doveroso dirlo, potrebbe al contrario assai deludere). Sto parlando di piccoli ritrovi come il Criollo, Taiguey, Shot, Pool Palace, Palo Once, Bubu,s, El balcon del Zumbador, l'Oyster bar. Locali caratterizzati non tanto per la qualità dei ballerini (sicuramente deludente se si è alla ricerca di fenomeni) quanto per l'apprezzatissima presenza i della "musica dal vivo". Una musica meravigliosa, che ti metteva le ali ai piedi. Salsa, salsa, salsa e ancora salsa (intermezzata solo da qualche chachacha)! Salsa di quella buona, di quella d'annata, di quella gorda, di quella che non ti stancheresti mai di ballare. Insomma: "FINALMENTE SALSA!!!" Quella salsa che troppe volte quando siamo in Italia non abbiamo più la possibilità ne' di ascoltare, né di ballare, per questa nostra smania di andare a tutti i costi incontro ad una evoluzione che troppe volte ci porta su sentieri che poco hanno a che fare con la nostra vera passione (ma è un argomento sicuramente che torneremo ad affrontare in futuro). E anche la musica registrata non era da meno, con i deey che non si sognavano affatto né di skretchare, né di mixare, tanto meno di proporre discutibili esperimenti che pretendono di contaminare la salsa col reggaetton (genere che, come sospettavo, a Puerto Rico non ha attecchito affatto, nonostante i diversi tentativi perpetuati dai cantanti locali). Alla fine di questo viaggio, la soddisfazione più grande è stata vedere come quei ragazzi avessero saputo recepire al meglio lo spirito di quella vacanza. Sono ripartiti più carichi e motivati che mai. Consapevoli di non avere fatto uno spensierato viaggio turistico, quanto piuttosto "un viaggio alla radice". Una esperienza, prima di tutto "umana", una esperienza indimenticabile che li ha aiutati a capire più a fondo l'incanto che si nasconde dietro questa magia da tutti noi conosciuta con l'intrigante nome di "salsa". Enzo Conte |

